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Al di là del passamontagna del Sud-Est messicano

Sylvie Deneuve - Charles Reeve, edizioni NN, gennaio 1998, pag. 56, 2.00 euro



Il Chiapas è la nuova terra promessa degli innumerevoli orfani occidentali dell’Utopia. Messo da parte il sogno rivoluzionario di libertà in cambio della realtà democratica della sopravvivenza, a questi orfani non è rimasto che volgere altrove il proprio sguardo pur di non affliggersi di fronte allo specchio che riflette la loro odierna immagine. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. 

é in Chiapas, ad un oceano di distanza dalle nostre quotidiane misere faccende, che tutte le aspirazioni di libertà riprendono rigore, al punto da far diventare ciechi gli apologeti della rivolta zapatista di fronte alla reale natura dei propri beniamini mascherati. L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Come tutte le strutture gerarchiche di questo mondo, non mira affatto a liberare gli sfruttati messicani dalla loro schiavitù, ma solo a modernizzarla. Oltre a farsi portatori di valori come il nazionalismo e il militarismo, fonti di millenarie oppressioni, gli zapatisti si propongono apertamente come nuova classe dirigente. 

Ad ispirare la poesia di Marcos — buona per tutti i palati, per i leader della sinistra europea come per molti anarchici — è quindi l’opportunismo di chi da anni conduce la propria battaglia per diventare interlocutore privilegiato del potere. 

Questo testo, assieme alle appendici che lo completano, è una puntuale e precisa critica all’Ezln inteso come organizzazione politica che si appropria della rappresentatività delle lotte autonome degli sfruttati messicani. Inoltre esso smaschera le menzogne celate dietro l’ideologia dei fascinosi passamontagna, come ad esempio il preteso mito della libertà di cui godevano le antiche comunità indiane. 

Al tempo stesso è una critica all’attuale movimento che in tutto il mondo ha espresso un sostegno incondizionato agli zapatisti. Giacché «chi è pronto ad accettare per altri ciò che è inaccettabile per sé non è lontano dall’accettare l’inaccettabile».

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