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Dante Alighieri, Inferno - canto XXXIII bis, l'incredibile manoscritto ritrovato in Valsusa, 2013

 pag 64, 6€


Inferno - Canto XXXIII bis

 Dante Alighieri

L’incredibile manoscritto ritrovato in valle Di susa

Nel 1308 Dante Alighieri è esule, incammino verso la Francia. Nel suo peregrinare, approda in Valle di Susa. Tratto in arresto dagli armigeri che presidiano la valle, dopo qualche giorno di prigionia troverà ricovero presso i monaci della Sacra di San Michele. Quivi, nel riposo illuminato da una pozione di “spetialissime erbe”, il poeta si ritrova catapultato in una sorprendente visione premonitrice. Il Maestro Virgilio lo condurrà nell’abisso del peccato pi’u grave e imperdonabile in cui l’umanità si appresta a sprofondare: IL TRADIMENTO DELLA NATURA E DELLA SPECIE.
Un abisso di abbrutimento, avidità e supplizio, che si disvela a Dante nei travagli del territorio valsusino. Un abisso che è il nostro presente...
Il manoscritto qui pubblicato, ritrovato dopo secoli di oblio, contiene le terzine attraverso cui il sommo poeta ha voluto consegnarci questo viaggio. Un monito che un imperscrutabile destino ha voluto rivelarci soltanto oggi, proprio quando l’abominevole abisso pare averci inghiottito anima e corpo, ma nel contempo dalle sue viscere s’affacciano, flebili ma inesorabili, i bagliori d’una novella resistenza.

” Molto, mio duca, bramerei sapere
perché di tra gli attrezzi di macello”
dimandai “ve n’è uno di barbiere”.
E il duca a me: “In questo tristo ostello
tra i magistrati c’ avranno confino
un, più che al resto, baderà al capello.
………………        “




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